Poesie
I COLORI DELLA VITA, 2000
Si nasce di celeste o di rosa
Tinte allegre che ricoprono di se ogni cosa;
Danza attorno ai neofiti l’intera tribù
In un rito propiziatorio che per ognuno non tornerà più!
Quei due colori sulla tavolozza essiccati
Lasciano il passo a giorni dai sapori più prelibati
Si dice si entri nella primavera, e allora ecco
Il verde a tingere i giorni nuovi; verde speranza
Dai primi passi alla disarmonia d’ogni moderna danza.
E intanto arriva anche il giallo dei tulipani
Sommerso da rovi che lanciano fendenti velenosi
Coperti da schizzi d’un rosso acceso che sommergono ogni cosa.
Il verde s’è ormai quasi sbiadito e segna il suo tempo,
Se ne riconosce qualche traccia sul proprio corpo
A stento; pallida avena si vede dai balconi
Cominci a meditare, a desiderare defunti giorni sornioni.
Del blu del cielo terso d’estate svanisce
Ogni labile traccia; arrivano il bianco e poi il grigio
E in fine il nero elegante notturno messaggero, a sibilare
Il proprio passo verso un Eden paventato e proibito.
In bocca si mesce assieme il dolce pianto
Del ricordo e l’acre nota d’ogni quotidiano rimpianto.
Finché non giungerà il lilla a cantare ultima messa
E alla fine sotto un manto di viola e terra il proprio cerchio
Ciascuno chiuderà.
THE CAT OF THE DIED (IL GATTO DEL MORTO), 2011
A whiny cat on a red blood cliff
Explains its lemon eyes,
Crumpled sketches in the wounds of the mist.
“Come on down” howls below its master
Forsaken on a cruel bluish reef,
Motionless mouth fixed in her last cry,
The eyes, caves of the Avernus, of a boundless gray.
(Un gatto piagnucoloso su di una rupe rosso sangue
Spiega i suoi occhi limonosi,
sgualciti schizzi nelle piaghe della bruma.
“Vieni giù” da basso gli grida il suo padrone
Abbandonato su di una crudele scogliera bluastra,
La bocca immota fissata nel suo ultimo grido,
Gli occhi, antri dell’Averno d’un bigio smisurato.)
PENSIERI SULL’ETERNO I, 2001
Il profumo di colline in fiore
Ho smarrito nel mio cuore.
Ecco! L’ombra dell’eterno
La terra adesso ricopre.
Ho perso ormai il solstizio
Ed ora giunge l’aurora
Nuova e splendente. Dal cielo
Neppure uno sguardo d’addio,
che guarderò i fiori, si!
E gli alberi dalle radici
Possenti fauci che
Di me si nutriranno.